La Carta Acquisti si conferma come pilastro del sostegno alle fasce più fragili anche per il 2026. Il contributo economico di 80 euro ogni due mesi (40 euro al mese) continuerà a essere erogato per tutto l’anno a favore di cittadini over 65 e genitori di bambini sotto i tre anni in possesso dei requisiti economici stabiliti.

Introdotta nel lontano 2008 per contrastare l'aumento del costo della vita, questa misura continua a rappresentare un aiuto concreto per chi si trova in difficoltà economica, soprattutto considerando le spese sempre più pesanti per alimentari e bollette energetiche.

La Carta Acquisti, gestita da Poste Italiane, può essere utilizzata per:

  • acquisti alimentari presso i negozi convenzionati;
  • pagamento delle bollette di luce e gas;
  • acquisto di farmaci e parafarmaci.

Gli accrediti avvengono solitamente con cadenza bimestrale a partire dal 15 del mese.

Il Ministero dell'Economia e delle Finanze ha reso disponibili sul proprio portale i moduli aggiornati per la richiesta del contributo. I documenti, differenziati per le due categorie di beneficiari, sono scaricabili direttamente dai seguenti link ufficiali:

  • Modulo per cittadini dai 65 anni in su: disponibile nella sezione dedicata ai maggiori di 65 anni.
  • Modulo per genitori con figli sotto i 3 anni: consultabile nell'area dedicata ai minori di 3 anni.

Per l'anno 2026, le soglie ISEE sono state aggiornate. Per entrambe le categorie, il limite ISEE da non superare è fissato a 8.230,81 euro. Nello specifico:

  • Over 65: oltre al limite ISEE, il reddito complessivo non deve superare gli 8.230,81 euro (soglia che sale a 10.974,42 euro per chi ha più di 70 anni).
  • Minori di 3 anni: il nucleo familiare deve avere un ISEE inferiore a 8.230,81 euro.

La domanda per la Carta Acquisti 2026 deve essere presentata esclusivamente presso un ufficio postale.

Se la domanda è per un minore di 3 anni, deve recarsi all'ufficio postale l'esercente la potestà genitoriale (o il tutore) con il proprio documento originale. Se l'over 65 non può recarsi fisicamente in posta, è possibile utilizzare il modulo per delega/esercizio della potestà sul sito del Ministero dell'Economia e delle Finanze.

Ecco i passaggi da seguire:

  • Scarica e compila il modulo
  • Prepara i documenti da consegnare all'ufficio postale:
    • il modulo di richiesta compilato in duplice copia (una rimane a te come ricevuta);
    • l'originale e una fotocopia del tuo documento di identità;
    • l'attestazione ISEE 2026 valida (con valore non superiore a 8.230,81 euro).
  • Dopo la verifica dei requisiti da parte di INPS e Poste, riceverai una comunicazione per tornare in ufficio postale a ritirare la carta già caricata con i primi 80 euro.

Chi, invece, è già in possesso della carta e continua a soddisfare i requisiti non deve presentare una nuova domanda, ma è tenuto a rinnovare l'attestazione ISEE entro il 31 gennaio per evitare sospensioni nei pagamenti.

Se non hai rinnovato l'ISEE entro la scadenza del 31 gennaio 2026:

  • Sospensione temporanea: L'INPS blocca l'accredito dei bimestri successivi finché non viene presentata la nuova Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) per l'anno 2026.
  • Recupero degli arretrati: Una volta aggiornato l'ISEE, se i requisiti economici rientrano ancora nei limiti previsti (ISEE inferiore a 8.230,81 euro), i pagamenti riprendono automaticamente e vengono solitamente accreditati anche le somme non ricevute durante il periodo di sospensione.

È, quindi, consigliabile regolarizzare la propria posizione il prima possibile per sbloccare i fondi.

 

Il rapporto Sanità del C.R.E.A dipinge un quadro allarmante sullo stato del Servizio Sanitario Nazionale. La salute non è un costo, è la vita delle persone: un appello per una sanità che non lasci indietro nessuno.

Entrare in un ospedale, prenotare una visita per un se stessi o per una persona cara o dover scegliere tra le cure e la spesa quotidiana: sono momenti di profonda vulnerabilità che ogni famiglia italiana conosce bene.

Il nostro Servizio Sanitario Nazionale (SSN) è nato con una promessa bellissima e ambiziosa: proteggere chiunque, ovunque, senza distinzioni.

Eppure, oggi, quella promessa sembra svanire nel silenzio di una "insostenibile staticità".

I numeri di CREA ci consegnano una realtà che il Rapporto definisce "allarmante": non sono solo statistiche, ma ferite aperte nel tessuto sociale del Paese.

Dietro quel dato di 2,3 milioni di persone che rinunciano alle cure ci sono madri, padri e nonni che hanno smesso di lottare per la propria salute perché il portafoglio non glielo permetteva più.

Quando il 70% delle famiglie è costretto a pagare di tasca propria per curarsi, l'universalismo diventa un ricordo e il diritto costituzionale alla salute un privilegio per pochi.

Soprattutto per i nostri anziani e per le fasce più fragili, la sanità è diventata un labirinto di liste d'attesa e costi insostenibili.

Come sindacato, sentiamo il dovere di denunciare questa deriva: non possiamo accettare che la cura dipenda dal codice postale o dal conto in banca.

È tempo di tornare a parlare di "umanizzazione" dei servizi, di una presa in carico che veda la persona oltre il paziente e che trasformi il semplice "servizio" in un vero "Sistema Salute".

Vogliamo una sanità che torni ad essere un abbraccio solidale per chi soffre, perché curarsi non deve essere un atto di coraggio economico, ma un diritto garantito a ogni cittadino.

Il Sistema Sanitario Nazionale italiano si trova oggi a un bivio cruciale, stretto tra l'eccellenza delle sue prestazioni e una fragilità strutturale sempre più evidente.

A scattare un'istantanea precisa di questa realtà è il 21° Rapporto Sanità di C.R.E.A. Sanità, presentato a fine 2025, che analizza lo stato della nostra salute pubblica evidenziando una preoccupante "staticità istituzionale".

Mentre la demografia corre, con un invecchiamento della popolazione senza precedenti e un aumento delle malattie croniche, la risposta pubblica fatica ad adeguarsi, lasciando spesso le famiglie in balia di un gravoso "fai da te" assistenziale.

Il documento mette a nudo le profonde disparità regionali, l'emergenza legata alla carenza di personale e l'assoluta urgenza di una reale integrazione tra servizi sanitari e sociali.

Secondo gli esperti di C.R.E.A. Sanità, solo una trasformazione basata su innovazione tecnologica ed equità di accesso potrà garantire la tenuta del sistema nel lungo periodo.

L’insostenibile staticità dell’intervento pubblico Il 21° Rapporto Sanità, intitolato "L’insostenibile staticità dell’intervento pubblico", evidenzia la necessità di un cambio radicale di paradigma per il Sistema Sanitario Nazionale (SSN).

La FNP CISL, commentando i risultati del Rapporto, conferma le criticità che denuncia da anni: crescenti disuguaglianze di accesso alle cure, aumento della spesa sanitaria privata, razionamento implicito delle prestazioni pubbliche, con un impatto particolarmente grave sulle persone anziane, fragili, meno abbienti e meno istruite.

Ecco la sintesi del rapporto:

  • Equità e Accesso alle Cure
    • Il trend "distopico": oltre il 70% delle famiglie sostiene spese sanitarie di tasca propria (Out of Pocket), contro il 50,8% degli anni '80. Questo dato segna il fallimento del principio di universalità.
    • Impoverimento e rinuncia: Attualmente, oltre 367.000 nuclei familiari si impoveriscono per curarsi. Il rapporte pone l'accento sui 2,3 milioni di persone che rinunciano o rinviano le cure per motivi economici e sulle 4 milioni di famiglie colpite da spese "catastrofiche", specialmente per cure odontoiatriche e non autosufficienza.
    • Disuguaglianze sociali: Il peso della sanità grava maggiormente sui meno abbienti: il 60% delle famiglie più povere sostiene oggi il 38% della spesa privata complessiva. Secondo il sindacato, questo sposta progressivamente l'onere dallo Stato alle famiglie, minando il diritto costituzionale alla salute.
  • Razionalizzazione o razionamento?
    • Il "razionamento implicito": Il rapporto evidenzia che il contenimento della spesa pubblica non è avvenuto tramite una reale razionalizzazione, ma attraverso tagli e un razionamento invisibile delle prestazioni.
    • Crescita economica: Il vero driver del cambiamento non è una privatizzazione programmata, ma il ristagno della crescita italiana, che limita le risorse disponibili sia pubbliche che private.
  • Sud e fragilità sociali: il prezzo più alto
    Il Rapporto CREA evidenzia inoltre che la crescita della spesa privata è oggi più marcata nel Centro e nel Mezzogiorno, dove non è correlata a maggiori redditi, ma alle carenze del servizio pubblico. Molte famiglie sono costrette a ricorrere al privato per poter accedere in tempi congrui ai percorsi di cura del SSN, soprattutto per visite specialistiche, diagnostica, odontoiatria e assistenza di lunga durata.
  • Risposta ai Bisogni e Cronicità
    • Invecchiamento demografico: Gli over-75 sono passati dal 4,7% del 1982 al 12,6% attuale. Il sistema fatica a rispondere a bisogni "ibridi" (sanitari e sociali insieme).
    • Insoddisfazione: Sebbene i cittadini promuovano i medici di famiglia e l'accesso ai farmaci, bocciano l'assistenza domiciliare e il supporto alla non autosufficienza.
    • Personale: In regioni come il Veneto, si stima un deficit di 3.000 infermieri l'anno dal 2029.
  • Cambiare paradigma: dal “Servizio Sanitario” al “Sistema Salute”

Il rapporto segnala la necessità di superare la semplice "manutenzione" della situazione attuale:

  • Integrazione Socio-Sanitaria: fondamentale il passaggio da un "Servizio Sanitario" a un "Sistema Salute" che integri strutturalmente sanità e sociale.
  • Priorità alla Fragilità: investimenti strutturali nella sanità territoriale, nella domiciliarità e nella Long Term Care, mettendo al centro anziani e non autosufficienti.
  • Umanizzazione: necessario riconoscere il diritto a servizi non solo efficaci clinicamente, ma anche umanizzati, per ridurre l'impatto della malattia sulla vita quotidiana delle famiglie.

Per la FNP CISL questo Rapporto rappresenta un’ulteriore conferma della necessità di:

  • difendere e rilanciare il SSN pubblico, universale e solidale;
  • dare priorità alle persone anziane, non autosufficienti e fragili;
  • rivendicare investimenti strutturali nella sanità territoriale, nella domiciliarità e nella long term care;
  • contrastare ogni forma di disuguaglianza sociale e territoriale nell’accesso alle cure.

È su questi temi che la FNP CISL continuerà la propria azione sindacale e di rappresentanza, sollecitando Governo, Regioni ed Enti locali ad aprire una nuova fase costituente per la sanità pubblica, ispirata ai valori fondativi del Servizio Sanitario Nazionale.

riduzione irpef 2026

Decreto bollette 2026