Adiconsum, associazione di consumatori promossa da Cisl nel 1987, ha pubblicato sul proprio sito internet nazionale un elenco di consigli pratici per generare risparmi sulla bolletta dell'energia elettrica.

Seguendo questi consigli, quando vedrai l’importo della tua prossima bolletta capirai l’impatto di una buona gestione energetica: soldi risparmiati per te, meno inquinamento per l’ambiente.

Iniziamo!

  • Spegni le luci quando non sono necessarie, ti sorprenderebbe sapere quanta energia si spreca dimenticando accesa una lampadina!
  • Usa le lampadine a LED: durano di più e consumano meno, generando risparmi sul lungo periodo.
  • Utilizza elettrodomestici ad alto risparmio energetico (classe A o superiore).
  • Usa bene la lavatrice: non utilizzare il programma di prelavaggio, scegli programmi a basse temperature e utilizza l’elettrodomestico solo a pieno carico, evitando l’asciugatura automatica dei capi.
  • Occhio al frigorifero: non lasciare aperto lo sportello per troppo tempo, regola il termostato in una posizione intermedia, non introdurre cibi tiepidi o caldi.
  • Non lasciare le apparecchiature in standby: lo spreco di energia è enorme; in particolare ricordati di spegnere il modem quando non ne hai bisogno e di staccare il caricabatterie del tuo smarphone se non lo stai usando.
  • Condizionatori/climatizzatori: se possibile, evita di usare troppo questi strumenti visto che consumano molta energia, soprattutto durante il periodo estivo; in molti casi è meglio uscire all’aria aperta in qualche parco, andare in piscina o al mare piuttosto che ripararsi dal caldo in casa.
  • Usa solo il necessario: in molti casi utilizziamo troppo degli elettrodomestici che non sono veramente indispensabili; i bollitori elettrici, ad esempio, consumano molta energia.

Scarica qui l'infografica elaborata da Adiconsum in materia di risparmio energetico!

 

Pubblichiamo una "lettera al Direttore" scritta dal coordinatore della RLS di Varese Mariuccio Bianchi ed indirizzata al Direttore della Prealpina, per la pubblicazione nell'apposita sezione del giornale dedicata alla corrispondenza coi lettori.

C’era una volta… C’erano una volta gli statisti!

L’ inizio da fiaba si giustifica in parte con l’età anagrafica di chi scrive e con il facile scivolamento nella lode dei felici e bei tempi passati (in realtà non sempre belli e felici).
Si giustifica però soprattutto confrontando i politici della prima repubblica con il ceto politico dei nostri tempi; ed il confronto va a tutto scapito dei politici dei giorni nostri.

Le persone della mia generazione ricordano spesso, nella polemica politica quotidiana, una famosa frase attribuita ad Alcide De Gasperi, forse ripresa da J.F.Clarke, predicatore e politico statunitense: “un politico guarda alle prossime elezioni, uno statista guarda alla prossima generazione”.
De Gasperi, politico trentino, fu un uomo della Prima Repubblica, leader della Democrazia Cristiana e presidente del Consiglio nei primi anni dopo la fine del secondo conflitto mondiale. Sobrio, dall’ oratoria asciutta, ma efficace, dalla morale irreprensibile (cosa ormai piuttosto rara oggi, quando molti vedono nel potere non un servizio, ma un privilegio su cui lucrare), infine lontanissimo dai politici vincenti del 4 marzo u.s.

Questi ultimi, oltre a inondarci ogni momento con la loro - spesso vuota - retorica, hanno iniziato a produrre scelte e non scelte discutibili, se non pericolose, per il sistema Paese.
Non intendo entrare troppo nel merito, ma mai De Gasperi e gli altri leader di varia appartenenza, che con lui figurano a pieno titolo come padri fondatori della Repubblica democratica dopo il secondo conflitto mondiale, avrebbero pensato di fare una finanziaria aumentando deficit e, di conseguenza, debito pubblico, cioè caricando sempre più il fardello del debito sulla spalle delle nuove generazioni.

Non so se i più giovani e rampanti tra gli attuali leader, conoscano le persone e le opere, qualcosa insomma dei politici della prima repubblica: oltre a De Gasperi possiamo ricordare Nenni, La Malfa, Saragat e, per certi versi, il discusso e discutibile segretario del Partito Comunista Italiano, Palmiro Togliatti.
Non si trattava, intendiamoci, di cavalieri senza macchia e senza colpa, ma di uomini politici cui non mancavano qualità o virtù assai rare oggi nella politica del nostro Paese.

In primo luogo vi era in loro un robusto e schietto senso dello stato:”Lo stato forte non può essere che quello ove si rispetti o si fa rispettare la legge, cioè la Costituzione e le altre leggi che sono in vigore e servono per applicarla” .
La frase è di De Gasperi, ma ben condivisa dagli altri padri della nostra repubblica che formularono la Costituzione, entrata in vigore il 1 gennaio 1948.

In secondo luogo, se penso ai tentativi - peraltro maldestri e spesso tragicamente comici - di attacco alla libera stampa dei neo governanti, sempre De Gasperi: “La libertà di critica deve essere piena, il controllo che esercita la stampa libera è un correttivo necessario della democrazia e la stampa è il naturale veicolo, il filtro delle idee. Nella democrazia il Parlamento è un polmone, l’altro è la stampa”.
Quella stampa e quei media, sempre guardati con diffidenza dagli uomini al potere (per senso di obiettività prima di Salvini e Di Maio, a suo tempo Renzi e D’Alema non erano stati teneri con i giornalisti), sono sempre più sottoposti alle attenzioni minacciose dei nuovi padroni al governo.

In quanto al Parlamento, purtroppo è spesso diventato non un’aula sorda e grigia di mussoliniana memoria ma un luogo dove il vociare è assordante e inutile.
Del resto per molti dei nuovi potenti e dei loro mentori la democrazia rappresentativa sarebbe ormai al suo epilogo a tutto vantaggio della democrazia della rete; cosa che farebbe inorridire lo stesso Rousseau, cui ad esempio i Casaleggio fan si ispirano.

I politici della Prima Repubblica avevano piena consapevolezza del ruolo e dell’importanza del Sindacato libero in una moderna e libera società democratica.
Se De Gasperi si ispirava alla dottrina sociale della Chiesa, Nenni ed altri trovavano nel solidarismo della tradizione laico-socialista un forte motivo di collaborazione in anni in cui la contrapposizione in blocchi minacciosamente armati l’uno contro l’altro, rischiava di asservire i sindacati a questo o quest’altro partito.

In loro non venne mai meno la consapevolezza dell’importanza delle forze sociali o dei corpi intermedi come li vogliamo chiamare; forze sociali, la cui autonomia, è un bene non solo per coloro che le forze stesse rappresentano, ma per lo stato democratico.
Quanta differenza con chi qualche tempo fa, non ancora al governo, affermava: “ O i sindacati si autoriformano o, quando saremo al governo, faremo noi la riforma!”

Infine la competenza - o meglio l’incompetenza - con la teorizzazione da parte dei guru del nuovo corso della possibilità di scegliere parlamentari o uomini di governi con il sorteggio, scimmiottando male un costume antico: nell’antica Grecia, al tempo del riformatore Clistene (508-507 a.C.) ad Atene vi era il Consiglio dei 500, i cui membri erano sì sorteggiati, ma dopo essere stati preliminarmente sottoposti ad un esame che escludeva incapaci ed indegni; inoltre le supreme cariche dello stato erano sempre riservate di fatto alle classi più abbienti.

Che differenza, anche su questo punto, con le severe scuole dei vecchi partiti: scuole che servivano a preparare dirigenti capaci e politici al servizio dello stato, cioè dei cittadini nel loro insieme, non di interessi particolari o di lobbies.

 

I lavoratori con invalidità non inferiore all'80% possono ottenere il trattamento di vecchiaia a 60 anni e 7 mesi per gli uomini e 55 anni e 7 mesi per le donne.
Questi lavoratori devono inoltre attendere l'apertura della così detta finestra mobile di 12 mesi per ottenere il primo rateo pensionistico a differenza di quanto accade attualmente nella normativa generale che ha soppresso le finestre annuali.

Questa norma risulta attiva però solo per i lavoratori dipendenti del settore privato.
Il beneficio, pertanto, non può essere esercitato dai lavoratori autonomi nè dai pubblici dipendenti.

Per ottenere il trattamento il richiedente deve sottoporsi ad una visita medica presso le commissioni sanitarie dell'Inps anche nel caso in cui sia stato riconosciuto invalido civile.
Il riconoscimento eventualmente già operato in sede di invalidità civile costituisce solo un elemento di valutazione per la formulazione del giudizio medico legale da parte degli uffici sanitari dell'Istituto e non determina necessariamente la concessione del beneficio.

Un ulteriore beneficio è riconosciuto ai lavoratori dipendenti sordomuti, agli invalidi civili per qualsiasi causa ai quali sia stata riconosciuta un'invalidità superiore al 74 per cento o assimilabile, agli invalidi di guerra, civili di guerra e gli invalidi per causa di servizio nel rapporto di pubblico impiego con le Amministrazioni statali o gli Enti locali, con invalidità ascritta alle prime quattro categorie della tabella A allegata al testo unico delle norme in materia di pensioni di guerra (DPR 915/1978), di richiedere per ogni anno di lavoro effettivamente svolto, il beneficio di due mesi di contribuzione figurativa.
Il beneficio è riconosciuto fino al limite massimo di cinque anni di contribuzione figurativa e risulta utile sia ai fini del diritto alla pensione che alla determinazione della sua misura per le anzianità soggette al calcolo retributivo. Mentre risulta utile solo ai fini del diritto alla pensione per le anzianità soggette al calcolo contributivo. La maggiorazione di anzianità riconoscibile a questi lavoratori spetta per i soli periodi di attività alla dipendenza delle pubbliche amministrazioni o delle aziende private, con esclusione, pertanto, dei periodi coperti di contribuzione volontaria, figurativa o derivante da riscatto non correlato ad attività lavorativa, nonchè della generalità dei lavoratori autonomi.
L'attribuzione del beneficio in parola è gratuita ma non avviene automaticamente: il lavoratore deve presentare apposita richiesta, corredata da idonea documentazione.

Dal 1° maggio 2017 la legge di bilancio per il 2017 ha riconosciuto ai lavoratori con una invalidità pari o superiore al 74 %, ulteriori due benefici pensionistici.

La possibilità di ottenere, a partire dal 63° anno di età, l'APE sociale, cioè un sussidio di accompagnamento alla pensione di vecchiaia, il cui valore è pari all'importo della pensione maturata al momento di accesso allo strumento entro un massimo di 1.500 euro lordi al mese. Per l'accesso allo strumento il lavoratore deve poter far valere un'anzianità contributiva di almeno 30 anni (che può essere fatta valere anche cumulando la contribuzione sparsa in più gestioni dell'Inps). Tale facoltà è riconosciuta, in via sperimentale, sino al 31 dicembre 2018 entro un determinato vincolo annuo di bilancio ai lavoratori iscritti all'assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti, alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi, alla gestione separata e ai fondi sostitutivi ed esclusivi dell'AGO (pubblico impiego).

L'altro beneficio consiste nella possibilità, se più favorevole rispetto all'APE sociale, di ritirarsi con la pensione anticipata a prescindere dall'età anagrafica al raggiungimento di 41 anni di contributi (sia per gli uomini che per le donne) a condizione di avere almeno 12 mesi di lavoro effettivo prima del 19° anno di età.
Anche tale facoltà è prevista nei confronti dei lavoratori iscritti all'assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti, alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi, alla gestione separata e ai fondi sostitutivi ed esclusivi dell'AGO (pubblico impiego) a partire dal 1° maggio 2017 nell'ambito di un determinato vincolo di bilancio annuo. E a condizione che il lavoratore sia in possesso di contribuzione alla data del 31 dicembre 1995 e cioè ricada nel sistema cosiddetto misto.

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In un periodo storico in cui la questione "immigrazione" è sempre - strumentalmente - al centro del dibattito pubblico e politico Anolf, nella persona di Annalisa Caron (presidente Anolf Monza Brianza), ha prodotto una breve analisi di contesto che merita una lettura.

L'intento con cui vi proponiamo questo scritto è quello di affrontare alcuni aspetti dei processi migratori e di convivenza che oggi vengono malamente racchiusi sotto il tema "sicurezza ed immigrazione" e discussi, solitamente, più secondo percezioni e stereotipi che rispetto alla realtà fattuale.

Se la lettura che vi proponiamo riuscirà a catturare il vostro interesse potrete poi approfondire la materia consultando le fonti - che trovate nel testo stesso - utilizzate per redigere questo "Perché odiamo gli immigrati?".


Scarica qui il testo "Perché odiamo gli immigrati?"