
l contratto a tempo parziale è un ottimo alleato per conciliare la vita privata e il lavoro. Ma ti sei mai chiesto che impatto reale ha sulla tua pensione? Se stai pensando di passare al part-time (orizzontale o verticale), specialmente a fine carriera, ecco cosa devi assolutamente sapere.
𝗜 𝗿𝗲𝗾𝘂𝗶𝘀𝗶𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼 𝗡𝗢𝗡 𝗰𝗮𝗺𝗯𝗶𝗮𝗻𝗼
Per raggiungere il diritto alla pensione, i periodi di lavoro part-time sono del tutto equiparati a quelli full-time. Il conteggio degli anni di contributi necessari rimane quindi immutato: non andrai in pensione più tardi per questo motivo.
𝗟'𝗶𝗺𝗽𝗼𝗿𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹'𝗮𝘀𝘀𝗲𝗴𝗻𝗼 𝗰𝗮𝗹𝗮 (per la quota contributiva)
Lavorando meno ore si guadagna di meno, di conseguenza si versano meno contributi.
• 𝗦𝗶𝘀𝘁𝗲𝗺𝗮 𝗖𝗼𝗻𝘁𝗿𝗶𝗯𝘂𝘁𝗶𝘃𝗼 (puro per chi ha iniziato dopo il 1995): Il montante contributivo si riduce nettamente, abbassando l'importo finale della pensione.
• 𝗦𝗶𝘀𝘁𝗲𝗺𝗮 𝗥𝗲𝘁𝗿𝗶𝗯𝘂𝘁𝗶𝘃𝗼 (per chi ha anzianità previdenziale più vecchia): Buone notizie. Scegliere il part-time negli ultimi anni di carriera non svaluta la quota retributiva, poiché il calcolo si basa sulla retribuzione teorica del tempo pieno.
𝗔𝘁𝘁𝗲𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝘀𝗲 𝗵𝗮𝗶 𝗶𝗻𝗶𝘇𝗶𝗮𝘁𝗼 𝗮 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗮𝗿𝗲 𝗱𝗼𝗽𝗼 𝗶𝗹 𝟭𝟵𝟵𝟲! Per andare in pensione di vecchiaia, l'assegno deve essere pari ad almeno 1 volta il valore dell'Assegno Sociale. Diminuendo i contributi versati, il part-time rischia di farti scendere sotto questa soglia. Se ciò accade, potresti essere costretto a rimandare il pensionamento fino a 71 anni (età in cui si può accedere alla pensione a prescindere dall'importo, con almeno 5 anni di contributi).
𝗘𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝘀𝗼𝗹𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲: 𝗶𝗹 𝗿𝗶𝘀𝗰𝗮𝘁𝘁𝗼! Ricorda che è possibile riscattare i periodi non lavorati o ridotti di un contratto part-time (successivi al 31 dicembre 1996) per aumentare il valore della tua futura posizione previdenziale. È fondamentale pianificare bene le proprie scelte!