Corriere previdenza 3/2026

Sempre più spesso capita che nel corso della vita lavorativa si alternino esperienze in Italia e all’estero.
Ma cosa succede ai contributi versati in Paesi diversi quando arriva il momento della pensione?

Le regole esistono e consentono, in molti casi, di non perdere quanto versato.
Vediamo in modo semplice come funzionano le principali situazioni.

Le norme cambiano a seconda del Paese in cui si è lavorato.
Le situazioni principali sono tre:

  • Paesi dell’Unione Europea (e assimilati)
  • Paesi extra UE con accordi con l’Italia
  • Paesi senza convenzioni

Se si è lavorato in Italia e in uno o più Paesi dell’Unione Europea (oltre a Regno Unito, Svizzera e Paesi SEE), i contributi possono essere totalizzati, cioè sommati tra loro per raggiungere i requisiti per la pensione.
In pratica:

  • i periodi di lavoro nei diversi Paesi si sommano
  • ogni Stato paga una quota di pensione proporzionale ai contributi versati
  • è necessario aver versato almeno un anno di contributi in ciascun Paese

Ad esempio, chi ha lavorato in Italia, Francia e Germania potrà sommare i periodi per raggiungere i requisiti, ma riceverà più pensioni, ciascuna calcolata dallo Stato competente.

Con diversi Paesi extra UE (come USA, Canada, Brasile, Argentina, Australia, Tunisia, ecc.) l’Italia ha stipulato accordi bilaterali.
Anche in questo caso è possibile:

  • sommare i contributi italiani ed esteri
  • ottenere una pensione da ciascun Paese

Tuttavia, a differenza dell’UE:

  • le regole cambiano da Stato a Stato
  • non sempre è possibile coinvolgere più Paesi contemporaneamente
  • spesso serve almeno un anno di contribuzione (ma non sempre)

In alcuni casi, inoltre, non è possibile sommare i contributi con quelli dei dipendenti pubblici, salvo alcune eccezioni (come Israele, Turchia e Albania).

Se si è lavorato in un Paese che non ha accordi con l’Italia, i contributi esteri:

  • non possono essere sommati a quelli italiani
  • non danno automaticamente diritto a pensione in Italia

Esiste però una possibilità: il riscatto dei periodi lavorativi esteri.
In questo caso:

  • si pagano contributi per “coprire” i periodi lavorati all’estero
  • si possono recuperare anni utili per raggiungere la pensione
  • è necessario dimostrare il lavoro svolto (contratti, buste paga, documenti)

Si tratta però di una soluzione onerosa, da valutare attentamente.

Quando si maturano i requisiti:

  • ogni Paese paga la propria quota di pensione
  • l’importo dipende dai contributi versati in quel Paese
  • le regole di calcolo sono quelle previste da ciascun sistema nazionale

Non esiste quindi un’unica pensione, ma più quote provenienti dai diversi Stati.

Le pratiche che riguardano contributi esteri e pensioni internazionali possono essere complesse.

Per questo è possibile rivolgersi al Patronato INAS CISL per:

  • verificare i contributi versati
  • valutare il diritto alla pensione
  • presentare le domande anche verso Stati esteri

Le convenzioni internazionali rappresentano uno strumento fondamentale per tutelare i lavoratori che si sono spostati tra più Paesi.
Conoscere queste regole permette di:

  • non perdere anni di contributi
  • accedere correttamente alla pensione
  • ottenere tutti i diritti maturati nel corso della propria vita lavorativa

👉 Per una verifica personalizzata della tua situazione puoi rivolgerti alle sedi del Patronato INAS.